Penso che sia necessario educare le nuove generazioni
al valore della sconfitta. Alla sua gestione.
All'umanità che ne scaturisce.
A costruire un'identità capace di avvertire
una comunanza di destino,
dove si può fallire e ricominciare
senza che il valore e la dignità ne siano intaccati.
A non divenire uno sgomitatore sociale,
non passare sul corpo degli altri per arrivare primo.
In questo mondo di vincitori volgari e disonesti,
di prevaricatori falsi e opportunisti,
della gente che conta, che occupa il potere,
che scippa il presente, figuriamoci il futuro,
a tutti i nevrotici del successo, dell'apparire, del diventare.
A questa antropologia del vincente
preferisco di gran lunga chi perde.
È un esercizio che mi riesce bene.
E mi riconcilia con il mio sacro poco.
Ma io sono un uomo che preferisce perdere
piuttosto che vincere con modi sleali e spietati.
Grave colpa da parte mia, lo so!
E il bello è che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa,
di considerarla quasi una virtù.
(P.P.Pasolini, da un'intervista del 1961 al settimanale Vie nuove)
| Achille trascina il corpo senza vita di Ettore attorno a Troia. Affresco della fine del XIX secolo nel palazzo dell'Achilleion a Corfù, in Grecia |
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